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Gli Akal tekè: i cavalli che giunsero da lontano

Gli Akal tekè sono noti  fin dal  secondo secolo Avanti Cristo, citati dallo storico greco Appiano che in poche righe ne descriveva l’origine con un eccezionale  riconoscimento a questa straordinaria razza:
“I cavalli di Nissa (situata a 18 km da Ashgabat nel sud del Turkmenistan) primeggiano come bellezza sui loro simili; essi rappresentano le cavalcature degne dei più nobili sovrani. Le loro teste, aggraziate  dal naso affusolato, si ergono alte, manifestando il portamento orgoglioso. Le loro criniere  e le loro code, volteggiano magnifiche sul manto splendente”.

Alla descrizione di Appiano si affianca quella di antici narratori cinesi che descrivevano i cavalli Akal teké come razza “impetuosa ed orgogliosa e dalle forma di eleganza eccelsa”. Essi narravano  che “quando l’Akal teké si muove  ha negli occhi una scintilla divina che manifesta  una grazia ed una bellezza uniche evidenziate dal respiro profondo che fa tremare le grandi narici, dal collo da cigno rivolto al cielo e dai crini che accarezzano il vento”.

Molte sono le leggende , ognuna con il suo filo di verità, che aleggiano su questi straordinari cavalli belli e eleganti, e al tempo stesso forti e  resistenti.

Nata e forgiata in un luogo del mondo dove la natura è spesso impietosa,  la razza Akal teké ha sempre lavorato con il popolo turkmeno, in agricoltura e nella pastorizia. Le mandrie di cammelli, cavalli e le greggi venivano spostate  continuamente  da un pascolo all’altro e dovevano sopportare il pericolo dei branchi di lupi affamati, per questo i turkmeni hanno sempre avuto bisogno si soggetti  agili, leggeri, sobri e coraggiosi che, insieme ai cani, tenessero lontani i predatori.

’utilizzo di questa razza  spiega  l’importanza che il cavallo ha avuto per il popolo del Turkmenistan e la selezione, avvenuta nei secoli,  degli esemplari migliori per affidabilità resistenza ed eleganza. L’impegno di genti sconosciute, frutto di una fatica secolare ha permesso a questi cavalli chiamati anche “cavalli celesti” oppure “cavalli d’oro”, per il caratteristico riflesso del loro mantello, di giungere fino a noi in tutta la loro singolare quanto straordinaria forza e bellezza.

A Travagliatocavalli gli Akal tekè saranno presenti grazie ad una rassegna che propone alcuni fra i migliori esemplari  del territorio nazionale.

Il cavallo del secolo
E’ stato nominato da esperti il cavallo del secolo. Si tratta di Abesent un Akal teké che ha dominato il dressage restando ai vertici mondiali  per ben 12 anni vincendo la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960 e nelle successive di Tokyo e Città del Messico.

L’Akal teké grande fondista
Nel 1935 alcuni Akal teké parteciparono alla leggendaria traversata Ashabad - Mosca  e percorsero in 84 giorni ben 4.300 chilometri passando attraverso il deserto del Kara – Kum, per una lunghezza di 360 chilometri, in tre giorni senza poter contare nemmeno su una goccia d’acqua.

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