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Storia e cultura equestre grazie a Chiara Rivellini

Storia e cultura equestre grazie a Chiara Rivellini

 

L'allevamento e la valutazione morfologica del cavallo Andaluso

“La elegancia de su pasar, la astucia con la que te miran sus ojos, el plante de un bailaor flamenco y el embrujo y el duende de la raza inspiró a alguna mano divina a crear el pura raza español. El temperamento de una gitana andaluza y la bondad de un niño, el trato fácil y carácter vigoroso. La arena tiembla de emoción al compás de sus pisadas. La definición de los atletas helenísticos, fortaleza y bravura insinuadas por las curvas de una silueta.” (Yeguada la Peña de Bejar, 2016)

Cosi ci descrivono questa razza, questi esemplari: un concentrato di spirito, potenza e nobiltà: il cavallo Andaluso.

Ingannatrice e poco certa è la sua provenienza: si narra che fin dal 250 a.C. Asdrubale, generale Cartaginese, portò durante la conquista della Penisola Iberica, ben 2000 cavalli dalla Numidia. Questi cavalli, provenienti dall’Africa del nord e conosciuti oggi come Berberi”, erano famosi per le loro prestazioni nella corsa, la loro nevrilità, potenza e resistenza.

Ma la prima effettiva citazione del “Equus Ibericus” è di Giulio Cesare, nel “De bello gallico”, dove narrava di questo cavallo scorto nelle sue legioni in terra di Spagna. Possiamo quindi dedurre facilmente che le sue origini siano africane, ma anche qui abbiamo due distinte ipotesi: potrebbero aver attraversato l’Istmo che prima dell’ultima glaciazione chiudeva l’attuale stretto di Gibilterra, oppure, ipotesi più probabile, originò da un incrocio tra i Berberi e gli Arabi importati in Spagna dai Mori durante le invasioni e con le razze locali come il Sorraia, il Garrano, il Galaicoasturiano e il Pottok.

Anche i Teutonici nei secoli successivi parteciparono alla definizione della razza, nel periodo dal 711 al 1492 in cui i Mori dominavano l’intera penisola Iberica.

Divenne presto, oltre che un mezzo di trasporto necessario, un meraviglioso esemplare per la cavalleria, potente, scaltro e resistente. Anche le Corti d’Europa, grazie all’Alta Scuola, giovarono della sua nobiltà, favorendone l’allevamento, fino all’affido ai monaci certosini di Jerez de La Frontera nel 1476, ai quali si deve la purezza della razza moderna.

Oggi in Spagna, il Cavallo Andaluso, deve la sua armonia e stabilità agli innumerevoli allevamenti, chiamati “Yeguadas”, che si preoccupano di conservare e migliorare la razza. Unitamente agli allevatori in prima persona, abbiamo le Associazioni Spagnole, in particolare la “Associaciòn Nacional de Criadores de Caballos de Pura Raza Española”, (ANCCE). Essa si definisce egregiamente come la “associazione matrice del cavallo Andaluso a livello mondiale”, poiché è l’unica a gestire il libro genealogico della razza, nell’obiettivo di garantire la loro purezza millenaria. Gli allevamenti in tutto il mondo sono 630, seguiti da ben 41 associazioni nazionali.

Dalla tesi di Chiara Rivellini

 

 

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